La filosofia di Al di là della nebbia

LA FILOSOFIA DI “AL DI LÀ DELLA NEBBIA”

Colpa ed espiazione sono i cardini su cui poggia la struttura filosofica di “Al di là della nebbia”.
Questi concetti si collegano a quello di giustizia, inteso come corpus di regole a tutela del buon funzionamento di una società e a quello di morale, che possiamo sommariamente definire come il presupposto spirituale di ogni scelta personale e collettiva in base a quanto pensiamo sia giusto o sbagliato o, più genericamente, ciò che pensiamo rientri nell’idea di “bene” o “male”.
Come ogni altro aspetto che fonda una società, però, anche la morale è relativa, fluida, e subordinata al momento storico e al concetto, esso stesso liquido, di giustizia.
Ambientando la storia nel fiore dell’epoca Vittoriana, se avessimo utilizzato la morale come presupposto per dare senso a quanto pensavamo fosse giusto o sbagliato, avremmo dovuto compiere un’opera di contestualizzazione che ci avrebbe spinti ad accettare assunti oggi desueti, quando non del tutto irrispettosi verso la sacralità della vita.
Ciò che avevamo a cuore era creare un sistema che andasse al di là di concetti e sistemi di pensiero subordinati a momenti storici; per questo, abbiamo deciso di spingerci oltre e immaginare il concetto di giustizia e del funzionamento stesso dell’universo come un immenso meccanismo auto regolantesi. L’universo spinge verso il mantenimento di un equilibrio dinamico in una visione animistica della realtà, svincolata dalla morale contingente.
Come afferma Mr Ferry nel romanzo:
“… La forza primordiale ignora ogni filosofia o forma di pensiero, perseguendo l’unico scopo di mantenersi in vita attraverso meccanismi autoregolanti. L’unico sistema di pensiero va oltre il significato e il suo opposto. Non esiste giusto o sbagliato, né morale o immorale. Spazio e tempo sono gabbie mentali costruite da chi ha paura di vedere oltre la sua capacità di comprensione. La spinta che conferisce senso all’infinito deriva dalla totale amoralità con cui svolge il suo compito…
…Non c’è giudizio che interviene, né processo né sentenza; per permettere all’universo di funzionare occorre manipolare forze uguali che si contrappongano, in modo che nessuna possa sopraffare l’altra”.

Francesco Cheynet e Lucio Schina

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