About Tutta colpa di Alfredo

(di Gabriella Candida Candeloro)

Solitamente, raccontare come è nato un romanzo è esercizio da fare in pubblico, davanti ad una tazza di tè o un bicchiere di vino da condividere con un gruppo ristretto di amici. Qualche volta, se qualcuno ti fa la domanda giusta al momento giusto, si può accennare brevemente ai momenti salienti delle tappe che hanno portato alla pubblicazione di quella particolare storia, ma sempre nell’ambito di un contesto che prevede la presenza di almeno un interlocutore. Perciò ci ho messo un po’ a decidermi, a trovare l’occasione per sviscerare per iscritto quel sacro momento che accompagna l’atto creativo. Partendo dall’idea che non è ancora atto di concepimento, passando per l’embrione, la gestazione e il parto.

Tutta colpa di Alfredo, è nato da un sogno, come moltissime delle storie che imbastisco da una vita. Non sempre il sogno è nitido e racconta i dettagli, solitamente ci sono spunti, accenni di vite parallele che provengono da un luogo accessibile solo se si è estranei al proprio pensiero, almeno per un po’. In questo caso però, la colonna vertebrale della storia mi è stata donata da una serie di sogni ricorrenti. Come una sequenza di immagini, che al risveglio trovavano il modo per affiorare nitide alla memoria. Una volta tornato il sonno, anche a distanza di alcuni giorni, la proiezione delle diapositive riprendeva da dove si era interrotta, precisa fino alla fine. Questi sono regali che non è concesso ignorare, non se si ama la scrittura e la narrazione. La buona abitudine di prendere appunti appena sveglia ha contribuito ad avere una scaletta su cui lavorare.

Esattamente come nella lavorazione dell’argilla, mi è “bastato” rivestire lo scheletro, strato dopo strato, mettere materia, dare forma alle parole scegliendole con cura perché potessero collocarsi nel giusto incavo, incastrandosi le une alle altre, prendere la forma del corpo del romanzo.

Fare un elenco di parole buone, da utilizzare scegliendo le più adatte, sinonimi di sinonimi, abbandonandone altre buone forse per la prossima stesura. Limatura, carteggiatura fine di ogni paragrafo. Questa a grandi linee la mia tecnica da autodidatta della parola.

Per quanto riguarda la storia, credo che sia nata da stratificazioni di letture, desideri, ricordi ed eventi realmente accaduti nella mia o nella vita di altri. Alfredo rappresenta un ideale di uomo “difettoso”, plausibile sebbene raro, che tenta di essere coerente a se stesso e ai propri ideali come solo la pervicacia di un uomo è in grado di fare per anni. Non è facile condividere tale estenuante coerenza, anche se protratta per fini nobilissimi. Infatti lui è solo, come un Don Chisciotte senza nemmeno uno straccio di Sancio Panza a dirgli che non ci sono più mulini all’orizzonte ma solo draghi. Che la malattia del mondo è talmente profonda che la sua battaglia, per quanto a lungo la porterà avanti sarà comunque vana. Ma Alfredo crede nelle stelle, le sa contare una ad una, e crede che il mare, il suo adorato mare, sia fatto comunque di gocce, e che ogni goccia spesa, persa o salvata valga sempre la “pena”, anche la sua.

E Valentina, femmina apparentemente risolta, o in risoluzione. Un divenire di donna che ha dovuto adattarsi tante volte alle sferzate del cambiamento, non sempre benevole, non del tutto malevole. Anche in questo caso il vento la porta da Alfredo, che crede di aver incontrato per caso. Scoprirà presto che anche questa volta nulla è del tutto buono e nulla è del tutto cattivo, ma lo capirà smettendo di essere vittima inconsapevole. Svestendo la resilienza per fare posto alla fortezza. Non ripartirà daccapo un’altra volta, ma partirà da un punto diverso della sua vita. Non rinascerà la solita forte e adattativa Valentina, ma sarà una Valentina completamente nuova, trasformata da forze che non sapeva di avere, ripartendo da un punto lontano nella sua infanzia, quando era felice perché aveva un sogno. Si guarda intorno Valentina e scopre che non tutte le infanzie sono serene, non tutti i bambini si possono permettere certi sogni. Il discorso sarebbe talmente ampio che potrebbe essere ingestibile in un romanzo di poche pagine, ma Valentina mi aiuta, lei si occupa di gesti, come ballerina sono la sua specialità, le sequenze gestuali sono il suo pane quotidiano. Incontra bambini che non hanno quel tipo di capacità mnemonica, non sanno trattenere i gesti, non imparano le sequenze, Sono Disprassici (letteralmente senza-gesto). Da quelle infanzie riparte Valentina, lì vuole mettere a frutto il suo dono, trovare il modo per scardinare i luoghi comuni e il mezzo per arrivare a circuiti alternativi da cui far ripartire i sogni di quei bambini.

In mezzo c’è anche un mistero da risolvere e atti di forza, di scoramento e di coraggio. Qualche accenno di fisica e neuroscienze, una spruzzata di metafisica per chi vuole approfondire. E poi c’è l’amore, di un tipo potente, che l’amore dovrebbe esserlo sempre potente, altrimenti andrebbe chiamato in un altro modo. Ci sono Valentina e Alfredo che intercetto, dando loro una voce, un corpo, un’andatura speciale, e si incontrano. Gli occhi di due verdi diversi, a seconda del cielo, a seconda del mare.

E poi c’è la musica, ultima non perché meno importante, bensì imprescindibile come il respiro.

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