Alla scoperta di Al di là della nebbia

il

Di: Francesco Cheynet e Lucio Schina

Salve a tutti.

Nel pensare ad Al di là della nebbia ci siamo dati poche ma precise regole da cui partire. Innanzitutto volevamo creare una storia che tagliasse trasversalmente diversi generi letterari: l’horror, il noir, il giallo classico; poi che fosse originale e che, soprattutto, fosse in grado di stimolare una riflessione nel lettore attento.

Quali sono gli elementi che fanno da architrave alla storia?

Innanzitutto il dualismo bene male, che abbiamo trattato nella sua forma più pura e ancestrale, sganciandolo da considerazioni religiose e morali. I drammi interiori dei personaggi sono la sintesi del concetto antropologico di dualità, che da senso alla propensione classificatoria insita in ogni visione della vita, dove il singolo aspetto dell’universo acquista senso solo se accostato al suo contrario.

L’astensione nel formulare un giudizio morale sugli accadimenti e sui comportamenti dei protagonisti, ci ha consentito di esplorare questo lato del pensiero senza dover intervenire né sulle cause né sulle conseguenze. Tutto si svolge come fosse un torrente che segue per inerzia il suo corso naturale.

Per implementare azioni e colpi di scena, invece, abbiamo attinto a piene mani dal genere horror; la comune passione per i vari Lovecraft, Poe, King, per citarne alcuni, ci ha fornito materiale sufficiente per muoverci all’interno di un ambito così affascinante.

Rimaneva da capire quale potesse essere lo stile narrativo in grado di amalgamare bene questi ingredienti, armonizzandoli in un unico flusso descrittivo. Data la nostra propensione, e passione, ci è venuto naturale adottare le regole del giallo classico, sulle orme dei grandi e delle grandi scrittrici di fine ‘800 e prima metà del ‘900.

Al di là della nebbia è un romanzo atipico, che stimola domande piuttosto che suggerire risposte. Per coglierne gli elementi fondamentali occorre quella che a noi piace chiamare una lettura partecipativa, grazie cui è possibile stabilire una profonda connessione empatica e vivere la storia da dentro.

A proposito di ambientazioni…

La scelta di datare storicamente gli accadimenti nel pieno dell’Inghilterra vittoriana scaturisce dalla viscerale propensione di quel periodo storico ad alimentare le fiamme del mistero, della magia, dell’inquietudine, sulla scia mai sopita delle gesta criminali del serial killer più famoso della storia, Jack lo squartatore. Immaginare una città inglese di fine secolo avvolta nella nebbia, con un dedalo di vicoli semi bui e carrozze che calpestano l’asfalto fangoso, da sola può stimolare ogni genere di fantasia.

L’elemento del viaggio invece, intriso di simbologia, ci ha condotti naturalmente alla scelta di un treno, i cui riferimenti ai grandi classici non sono casuali, primo tra tutti, il leggendario Orient Express.

Condividiamo la soddisfazione per aver creato un racconto interessante, in grado di stimolare la fantasia e regalare alcune ore di buona lettura, nell’attesa di poter condividere con i lettori un prossimo approfondimento sui personaggi.

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